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Amazon, Jeff Bezos senza rivali: luci e ombre dell’uomo dei record



Adesso che è stabilmente diventato l’uomo più ricco del mondo, non vale fare previsioni. Troppo facile scommettere sui prossimi miracoli che Jeff Bezos compirà alla guida della sua Amazon.

Record di patrimonio personale: 105 miliardi di dollari. Record di fidelizzazione (pare siano 100 milioni gli affiliati al servizio “Amazon Prime” nel mondo). Record di follia visionaria: vuole fare consegne anche nello spazio con la sua compagnia “Blue origin”. Record di anticonformismo: sta con la stessa moglie dalla quale ha avuto quattro figli da una vita. Record di coraggio politico: è dal 2016 che il suo giornale “Washington Post” strizza i corbezzoli di Donald Trump. Record di durezza: pare sia un capo super esigente e incontentabile. Record di cambiamento: Amazon non sta ferma un attimo e continua ad evolvere.

Eppure in pochi avrebbero scommesso su di lui e sulla sua società nell’ormai lontano anno 2002 quando, dopo l’euforia che seguì la quotazione al NASDAQ, come accadde a tutte le internet company il titolo crollò, passando da 113 a 6 dollari. Fatta come un’anguilla, fu il giudizio della maggioranza degli analisti ai quali l’idea di fare “il supermarket virtuale” pareva un’idiozia più che un sogno. Ma non per Bezos che con incrollabile fiducia continua a lanciare una idea dopo l’altra: come la nascita del Kindle, il lettore che sancisce il trionfo del libro elettronico. Un successo planetario che la Borsa coglie immediatamente. La sorpresa dei primi profitti seguiti alla vera e propria esplosione degli utili, fanno sì che il titolo passi dai 6$  sino a 1.500$. Sì avete letto bene, una rivalutazione 24.900%, che in 16 anni fa un rendimento annualizzato del 1.556%. Magie della matematica e della borsa! Gli azionisti, a quello che è stato definito il nuovo cannibale, dovrebbero santificarlo.

Qualcuno ora sostiene che Bezos non abbia innovato nulla. Che il segreto del suo successo consista nell’aver applicato alla la logistica – vecchio cavallo da tiro della old economy – le diavolerie della tecnologia digitale. Un giudizio che ho letto anche su un prestigioso quotidiano economico-finanziario di casa nostra di cui non farò il nome (si dice il peccato…). Insomma, Bezos avrebbe reso veloci come Achille i postini e precisi come orologi svizzeri i magazzinieri che lavorano in spazi ricolmi di merci di ogni natura, ordine e grado. In sintesi, stratosferica ampiezza di gamma, margine d’errore vicino allo zero, velocità di consegna degna di un pit stop in Formula 1.

Se questo non bastasse a celebrare la diabolica intelligenza di un uomo che è stato adottato da un esule cubano (la madre lo ha avuto a 17 anni da un tizio da cui ha divorziato un anno dopo) sentite questa, l’ultima in ordine temporale. Si tratta di dotare Amazon di un secondo Headquarter che si affianchi a quello storico di Seattle. Gli americani che amano gli acronimi quanto e più degli antichi romani chiamano il progetto HQ2 e stabiliscono – udite udite – le seguenti condizioni: la nuova sede sorgerà nella città degli U.S.A. che meglio saprà garantire elevati standard di qualità della vita, tra i quali: offerta culturale (musei, teatri, concerti) e parità di diritti alla comunità Lgbt, sigla che indica le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Si stima che la nuova sede darà lavoro a migliaia di specialisti, persone di norma pagate profumatamente, un impatto estremamente attraente per qualsiasi amministrazione comunale. Inutile dire che sono in testa Boston e New York, mentre Atalanta, sede della Coca-cola, pare sia già fuori gioco per via delle leggi restrittive sulle adozioni gay.

Innovativo, determinato a conquistare ogni mercato, feroce nella competizione, visionario sino alla temerarietà e pure democraticamente rispettoso della diversità umana. Fantastico, meraviglioso, sublime. E’ proprio il caso di dire “big America!”. Ma non credo sia il caso di andare a raccontarlo alle migliaia – centinaia di migliaia – di dettaglianti che in tutto il mondo hanno dovuto chiudere bottega. E neppure ai magazzinieri costretti a lavorare con il braccialetto elettronico al polso (“come precisato dall’ufficio stampa di Amazon si tratta solo di un brevetto”). I baci di Besoz sono dolci come il rosolio quando ricevi il pacco che hai ordinato, mortiferi come lo sguardo della Medusa per lo sfortunato gestore di un negozietto in periferia. Qualcuno lo chiama progresso, e indubbiamente è tale. Ma il progresso come la moneta ha due facce: a un vincitore corrisponde sempre un perdente. Purtroppo in questo caso la vittoria di uno corrisponde alla sconfitta di centomila.

Per la cronaca, nella notte, con la pubblicazione della trimestrale, sono uscite le cifre che amplificano questo successo: utile netto a 1,6 miliardi di dollari (3,27$ per azioni), contro 724 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente; fatturato balzato a 51 miliardi di dollari da 35,7 miliardi, un +43% annualizzato. Numeri da capogiro, risultati che stracciano le stime degli analisti. Il consumatore oggi è sempre più liquido, non inteso come pieno di contanti, ma che cambia idea ogni giorno, Amazon ha la capacità di intercettare ogni tipo di cambiamento. Questa è solo una delle virtù.

L’uomo più ricco del mondo, da oggi sempre più ricco, ormai non fa più miracoli, battere un record, come accadeva all’atleta Michael Johnson è una costante che si ripete gara dopo gara, trimestre dopo trimestre.

Ma i record non sono sufficienti, si punta più in alto, verso guadagni maggiori. La sorpresa, sgradita, arriva nella notte quando durante la conference call viene annunciato che a partire dall’11 Marzo, l’abbonamento annuale ad Amazon Prime subirà un aumento da 99$ a 119$.

La decisione è stata motivata dall’aumento dei costi, a discolpa hanno aggiunto che si tratta del primo aumento da Marzo 2014.

Quando sei un “monopolista” diventa tutto è possibile. Possibile che solo Trump ha pensato ad un “controllo antidoping”?


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